{"id":242,"date":"2013-01-20T18:14:40","date_gmt":"2013-01-20T17:14:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.waltertobagi.com\/?p=242"},"modified":"2013-01-20T19:25:05","modified_gmt":"2013-01-20T18:25:05","slug":"sei-solo-si-ma-scrivo-e-mi-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/?p=242","title":{"rendered":"Sei solo? S\u00ec, ma scrivo e mi consolo."},"content":{"rendered":"<p>Leggo oggi su \u201cDomenica\u201d de \u201cIl Sole 24 ore\u201d che Max Frisch annotava sul suo <i>Frammenti di un\u00a0 terzo diario: \u00a0<\/i><b>\u201cHo davvero qualcosa da dire?\u201d.<\/b><\/p>\n<p>Avere qualcosa da dire in fondo potrebbe essere la risposta dirimente alla domanda che ci siamo posti nell\u2019 articolo precedente \u201cPerch\u00e9 scrivi?\u201d. Orientare il dubbio dal perch\u00e9 si scrive all\u2019avere o non avere materia per scrivere. E percepire la scrittura inadeguata.<\/p>\n<p>Continuo a leggere l\u2019articolo di Bajani che cita Frisch: \u201cChe cosa pu\u00f2, la scrittura, di fronte a un mondo che si spacca, che si sbriciola, che \u00e8 a rischio di autodistruzione, se non organizzarsi in frammenti?&#8221;\u00a0\u00a0 \u00a0Scrive Bajani che Frisch di fronte a una frantumazione divenuta parossistica risponde opponendo s\u00ec una forma, ma che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di governare nulla:<\/p>\n<p>\u201cLa scrittura come legittima difesa contro l\u2019esperienza dell\u2019impotenza. Se ci riesce anche solo la forma di un\u2019unica frase quanto poco ci tocca ci\u00f2 che di enorme e informe ci cova nell\u2019anima e ci minaccia all\u2019intorno! Riusciamo a sopportare il mondo, perfino quello reale, a gettare uno sguardo nella sua follia; vi riusciamo nella folle speranza <b>che il caos si lasci ordinare, si lasci comporre come una frase, e la forma, ovunque la si realizzi, ha una virt\u00f9 di consolarci che non ha uguali<\/b>\u201d. Frisch assegna una funzione con-solatoria alla scrittura, <b>scrivere per non sentirsi soli<\/b>, gettati nel caos del mondo, e Bajani chiude il suo articolo su Frisch cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u201cStiamo l\u00ec, piegati, fetali per difesa e non pi\u00f9 per nascita, difendendo le parti pi\u00f9 fragili, e poi <b>mandando messaggi di poche lettere, di pochi caratteri<\/b>, con la consolazione illusoria di esserci riparati dentro a una parola come dentro a un portone quando fuori infuria la bufera\u201d.<\/p>\n<p>P.S.<\/p>\n<p>Incastonato dal menab\u00f2 all\u2019interno dell\u2019articolo di Bajani c\u2019\u00e8 un trafiletto che d\u00e0 notizia di un\u2019iniziativa editoriale. Una nuova collana ebook Laurana Reloaded dedicata al recupero della migliore narrativa italiana comparsa tra gli anni \u201990 e i 2000. I primi tre saranno: <i>Forme d\u2019onda<\/i> di Dario Voltolini (1996), <i>Il mostro di Vig<\/i>evano di Piersandro Pallavicini (1999), <b><i>Sono l\u2019ultimo a scendere<\/i> di Giulio Mozzi (2009).<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggo oggi su \u201cDomenica\u201d de \u201cIl Sole 24 ore\u201d che Max Frisch annotava sul suo Frammenti di un\u00a0 terzo diario: \u00a0\u201cHo davvero qualcosa da dire?\u201d. Avere qualcosa da dire in fondo potrebbe essere la risposta dirimente alla domanda che ci siamo posti nell\u2019 articolo precedente \u201cPerch\u00e9 scrivi?\u201d. 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