{"id":648,"date":"2013-07-11T12:43:30","date_gmt":"2013-07-11T10:43:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.waltertobagi.com\/?p=648"},"modified":"2013-11-23T17:20:02","modified_gmt":"2013-11-23T16:20:02","slug":"il-vecchio-professore-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/?p=648","title":{"rendered":"Il vecchio professore (3)"},"content":{"rendered":"<p><em>di Giuliana Musotto<\/em><\/p>\n<p>Sono andato in giardino per gustarmi una sigaretta. C\u2019era un altro che fumava. Appoggiato al tronco di un albero, teneva \u00a0fra le mani tremolanti un mozzicone ancora acceso. Il nuovo inquilino del ricovero era un vecchio distinto nell\u2019aspetto e gentile nei modi. Alto e curvo, aveva folti capelli bianchi e occhiali dalle lenti brunite che mal nascondevano l\u2019occhio rimpicciolito e lacrimante. Mi \u00e8 venuto incontro presentandosi. \u201cMi chiamo Ermanno Portici. Sono arrivato questo pomeriggio.\u201d Nel suo sguardo lo smarrimento che contraddistingue tutti noi. Cercai di confortarlo. \u201cSi sta bene qui. Si ambienter\u00e0 presto.\u201d Era una pietosa bugia. Lui non disse nulla. Mi segu\u00ec\u00a0 nella saletta adibita a soggiorno. L\u2019ho conosciuto poco perch\u00e9 aveva un carattere schivo. Trascorreva le giornate reggendo un libro con le sue mani vacillanti, in attesa che almeno uno dei suoi figli si ricordasse di lui. Lo vedo ancora quel vecchio segaligno seduto nel salone d\u2019ingresso. Pronto ad accogliere chiunque fosse venuto a trovarlo, pronto a rispondere al suo inseparabile cellulare. Nessuno \u00e8 arrivato. Nessuno lo ha chiamato. Nonostante l\u2019occhio semichiuso ha visto com\u2019\u00e8 fatto il mondo e l\u2019ha lasciato. L\u2019infermiera se ne \u00e8 accorta solo al mattino, entrando nella sua stanza. Il letto intatto, la porta del bagno chiusa. Quel vecchio, rasato, pettinato, senza occhiali e in pigiama, era disteso nella vasca: il sangue, fuoriuscito dai suoi polsi incisi, ormai del tutto defluito nello scarico. L\u2019ictus lo aveva reso invalido: non l\u2019aveva ucciso. Ma quei tagli procurati volontariamente erano riusciti nello scopo<i>.<\/i> Il sonno era venuto dolce e profondo senza che l\u2019intervento dei medici potesse turbarlo. Il professor Portici se n\u2019era andato in segreto, come un vero maestro, consegnando a tutti noi un esempio di dignit\u00e0 e coraggio. Aveva abbandonato la vita, quella che un tempo aveva vissuto come un dono prezioso. Il professore era stato un bambino felice, un ragazzo pieno di sogni, un uomo di ingegno impegnato nella professione di educatore e intellettuale. Il professore aveva assaporato l\u2019amore e la gioia. Aveva ottenuto riconoscimenti e fama. Anche il professore, divenuto anziano e infermo, \u00e8 stato abbandonato. La sedia occupata a tavola da Ermanno Portici \u00e8\u00a0 passata a un altro ospite. Qui non si lasciano posti vuoti. Chi se ne va \u00e8 sostituito da un nuovo arrivato. Vecchio, inabile, traballante. Com\u2019era il professore. Gettato per forza in questa folle girandola che ha per palma la morte.<\/p>\n<p><em>(Questo \u00e8 il\u00a0terzo personaggio ospite della categoria &#8220;Personaggi&#8221;.\u00a0Il primo che ricevo dai frequentatori del blog. Grazie a Giuliana per il suo contributo. Rinnovo l&#8217;invito\u00a0 a popolare questa galleria. L&#8217;unica regola \u00e8 quella di scrivere testi di 300\/400 parole, raccontando un personaggio. Spedite i testi a <a href=\"mailto:paologallina@gmail.com\">paologallina@gmail.com<\/a> e saranno pubblicati sul blog.)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuliana Musotto Sono andato in giardino per gustarmi una sigaretta. C\u2019era un altro che fumava. 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