{"id":653,"date":"2013-07-12T15:20:22","date_gmt":"2013-07-12T13:20:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.waltertobagi.com\/?p=653"},"modified":"2013-07-12T15:29:41","modified_gmt":"2013-07-12T13:29:41","slug":"la-giusta-distanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/?p=653","title":{"rendered":"La giusta distanza"},"content":{"rendered":"<p>Domenica sul \u201cCorriere del Veneto\u201d ho letto un racconto di Giovanni Montanaro: <i>L\u2019ottavo ragazzo. <\/i>Scrittore veneziano trentenne, pubblica il suo primo romanzo a ventiquattro anni e nel 2012 finisce nella cinquina finalista del <em>Premio<\/em> <em>Campiello. <\/em>\u00a0Un <i>enfant prodige<\/i> che per\u00f2, in questo racconto, non mi \u00e8 apparso molto convincente. \u00c8 la storia di un giorno d\u2019estate a Venezia in cui sette quindicenni decidono di giocare a calcio in campiello, coinvolgendo un riluttante compagno nell\u2019agone, al fine di stabilire la parit\u00e0 tra le squadre: quattro contro quattro. Credo ci fosse l\u2019intenzione di raccontare l\u2019atmosfera, o meglio il <i>clima<\/i> di una Venezia estiva ai margini dei giri turistici, popolata soltanto da qualche sparuto gruppo di ragazzini. Si d\u00e0 il caso che il sottoscritto (che ha suppergi\u00f9 il doppio di anni dell\u2019autore) durante l\u2019adolescenza quel clima estivo l\u2019abbia respirato, ma non l\u2019abbia affatto ritrovato nel racconto di Montanaro. Mi \u00e8 sembrato scritto in una afosa domenica d\u2019estate con un lessico trascurato, un sospetto solecismo gi\u00e0 alle prime righe, un personaggio tutt\u2019altro che memorabile e perfino un titolo filologicamente impreciso. Perch\u00e9 <i>L\u2019ottavo ragazzo<\/i> allude all\u2019ottavo giocatore che avrebbe dovuto completare i ranghi. E tutti i ragazzi (che hanno giocato a calcio in modo improvvisato nei campi veneziani) sanno che la non rara situazione di trovarsi in numero dispari ha sempre espresso la seguente constatazione: \u201cNe manca un omo\u201d (<i>italice<\/i>: Ci manca un uomo). E questo, Montanaro dimostra di saperlo bene, perch\u00e9 a un certo punto scrive: \u201cMa noi eravamo felici. Eravamo pari. Nessun <span style=\"text-decoration: underline;\">uomo<\/span> in pi\u00f9\u2026\u201d e allora perch\u00e9 non titolarlo <i>L\u2019ottavo uomo<\/i>? Ma \u00e8 proprio l\u2019atmosfera la grande assente di questo racconto, fin dalle prime righe. Il caldo a Venezia \u00e8 afoso, opprimente per l\u2019umidit\u00e0, non torrido (come scrive Montanaro), perch\u00e9 l\u2019aggettivo sta a indicare un caldo secco. E quella \u201ctemperatura percepita\u201d, a cui si accenna nel racconto, ricorda i servizi giornalistici sul caldo in citt\u00e0. Per non citare l\u2019iperbole \u201cla temperatura percepita (\u2026) \u00e8 quella che sente un anemico di Reykjavik in mezzo al Sahara mentre cucina costicine\u201d, davvero puerile. Nella chiusura del racconto si avverte una certa nostalgia dell\u2019autore \u201cIeri sono passato davanti al Conservatorio, e non c\u2019era nessuno che giocava a calcio\u201d, ma evidentemente il dolore del ritorno non \u00e8 stato cos\u00ec acuto, perch\u00e9 la distanza del ricordo non era sufficiente. Montanaro ci racconta una domenica d\u2019agosto di quindici anni fa, dove i ragazzi vestivano le maglie di Baggio e Veron. La mia nostalgia si colloca molto all\u2019indietro, a met\u00e0 degli anni \u201960 quando i ragazzi vestivano le maglie di Rivera e Mazzola; l\u2019ottavo uomo non lo strappavamo dal computer. Oggi continuo a sentirla l\u2019atmosfera di quegli anni e di quei giochi, perch\u00e9 da tutto questo ho stabilito: la giusta distanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica sul \u201cCorriere del Veneto\u201d ho letto un racconto di Giovanni Montanaro: L\u2019ottavo ragazzo. 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