{"id":839,"date":"2013-12-08T13:47:07","date_gmt":"2013-12-08T12:47:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.waltertobagi.com\/?p=839"},"modified":"2013-12-08T13:47:07","modified_gmt":"2013-12-08T12:47:07","slug":"il-dialetto-e-veniente-di-la-dove-non-e-scrittura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/?p=839","title":{"rendered":"Il dialetto \u00e8 veniente di l\u00e0, dove non \u00e8 scrittura."},"content":{"rendered":"<p><i>Sulla questione del dialetto (anche in ambito letterario) pubblichiamo una riflessione del grande poeta veneto Andrea Zanzotto e una conversazione con Gianna Marcato, dialettologa, che verr\u00e0 pubblicata sul prossimo numero di \u201cTaglio Alto\u201d inserto culturale di \u201cMirano Magazine\u201d<\/i><\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: left;\">Il dialetto usato nel <i>Fil\u00f2<\/i> \u00e8 press&#8217;a poco quello che si continua ancora a parlare nella valle del Soligo (alto Trevigiano), con sfumature diverse per vocaboli, modi dire, inflessioni [&#8230;] Esso resta carico della vertigine del passato, dei megasecoli in cui si \u00e8 stesa, infiltrata, suddivisa, ricomposta, in cui \u00e8 morta e risorta \u00abla\u00bb lingua (canto, ritmo, muscoli danzanti, sogno, ragione, funzionalit\u00e0) entro una violentissima deriva che fa tremare di inquietudine perch\u00e9 vi si <i>tocca, <\/i>con la lingua (nelle sue due accezioni) il nostro non sapere di dove la lingua venga, nel momento in cui viene, monta come un latte: [&#8230;] forte di tutto il viscoso che la permea riconnettendola\u00a0 direttamente a tutti i contesti ambientali, biologici, \u00abcosmici\u00bb, liberando <i>entro <\/i>di essi il desiderio di espressione e l&#8217;espressione. <strong>Il dialetto \u00e8 sentito come veniente di l\u00e0 dove non \u00e8 scrittura<\/strong>. <i>(Andrea Zanzotto)<\/i><\/p>\n<\/div>\n<p><b>DIALETTO. UNA LINGUA CONTESA TRA\u00a0 GIARDINIERI\u00a0 E\u00a0 BOTANICI<\/b><\/p>\n<p><i>di Paolo Gallina<\/i><\/p>\n<p>Abbiamo incontrato Gianna Marcato, docente di \u201cDialettologia italiana\u201d all\u2019Universit\u00e0 di Padova che da anni affronta la questione della lingua in territorio veneto, mettendone in risalto il valore culturale. Le abbiamo chiesto un parere sullo stato attuale del dialetto.<\/p>\n<p><i>\u201cLa polemica che spesso contrappone la lingua al dialetto, talvolta con una forte connotazione politica, non ha ragione di esistere. Infatti io mi occupo di dialettologia italiana intesa come studio funzionale alla conoscenza dell\u2019italiano che \u00e8 fatto da lingua unitaria pi\u00f9 dialetti in continuo rapporto tra di loro e non in contrapposizione. Nel 2004 \u00e8 uscito il mio libro: <\/i>Parlar veneto. Istruzioni per l\u2019uso,<i> che non \u00e8 un testo destinato agli specialisti, ma \u00e8 nato con intenti divulgativi. Gi\u00e0 il titolo vuole essere una risposta all\u2019accesa polemica tra lingua e dialetto. Dialetto \u00e8 l\u2019etichetta di cui ci serviamo, ma, se uno vuole, pu\u00f2 chiamarla lingua, visto che per noi linguisti ogni variet\u00e0 di lingua dalla pi\u00f9 grande alla pi\u00f9 piccola ha pari dignit\u00e0 culturale. La differenza \u00e8 tra lingue codificate come l\u2019italiano e lingue solo orali come il dialetto, che sono in balia di chi le trasmette e anche di chi decide di non trasmetterle pi\u00f9.<\/i> <i>Certo, il dialetto pu\u00f2 essere scritto, per\u00f2 mantiene una diversit\u00e0 che deriva dal suo essere fin dalle origini una lingua non codificata, che si \u00e8 sviluppata affidandosi all\u2019oralit\u00e0 con regole trasmesse da piccoli nuclei di parlanti, magari isolati che ne hanno determinato un\u2019ampia variet\u00e0. Per esempio tra noi e le campagne si riscontrano variet\u00e0 lessicali come <\/i>piter\/pitaro forner\/fornaro<i>. Ci tengo molto ad affermare che il dialetto \u00e8 una variet\u00e0 non codificata, perch\u00e9 trovo insensata l\u2019idea di una lingua veneta codificata nella quale, proprio per le variet\u00e0 di cui parlavo, nessuno si riconoscerebbe.\u201d<\/i><\/p>\n<p>Mi pare che la questione dialetto\/lingua sia incentrata sulla dicotomia oralit\u00e0\/scrittura; si pone quindi un problema relativo all\u2019uso del dialetto in ambito letterario. In questo momento storico cosa si sta osservando a questo proposito?<\/p>\n<p><i>\u201cDal 1995 organizzo annualmente a Sappada degli incontri di studio internazionali su temi riguardanti i dialetti e le lingue delle minoranze e proprio nell\u2019ultimo incontro, ma anche in uno recente a Cagliari, ci siamo occupati di questo fenomeno. In questo momento sembra che il dialetto, forse perch\u00e9 \u00e8 in crisi come parlata, venga utilizzato da alcuni scrittori in funzione letteraria in particolare in Sicilia e Sardegna. Noi veneti abbiamo avuto il grande Zanzotto che proprio quando ha raggiunto l\u2019apice del riconoscimento europeo si \u00e8 messo a scrivere versi in dialetto. Lui spiegava cos\u00ec la sua scelta: \u201cTi sfido con una variet\u00e0 linguistica che ti \u00e8 oscura, ma al tempo stesso ti do una chiave per entrare in una cultura, in un paesaggio\u201d. Meneghello invece insiste sul fatto che con il dialetto si possono fare innesti, quelli che lui chiamava trapianti, cio\u00e8 servirsi di una variet\u00e0 di lingua per arricchirne un&#8217;altra e questa, secondo me, \u00e8 la funzione dello scrivere in dialetto.\u201d<\/i><\/p>\n<p>In certi parlanti dialettofoni si avverte quasi un\u2019ostentazione nell\u2019uso del dialetto, magari ricorrendo a termini in disuso, come si volesse con questo \u201ccomportamento\u201d linguistico affermare le proprie radici. Non crede che questo atteggiamento conservatore sia velleitario nei confronti dei rapidi mutamenti a cui oggi il dialetto \u00e8 sottoposto?<\/p>\n<p><i>\u201cBisogna stare molto attenti sulla questione delle radici. Con i miei studenti mi diverto dicendo loro di alzarsi in piedi e di verificare che sotto i loro piedi non ci sono radici, non sono alberi. Insistere sul dialetto come radice significa affermare un\u2019idea di identit\u00e0 chiusa, immutabile a cui andrebbe contrapposta un\u2019idea di identit\u00e0 aperta dove ogni esperienza mi aiuta a formare la mia identit\u00e0 e arricchirla.\u201d<\/i><\/p>\n<p>Ho visto che anche lei \u00e8 intervenuta su \u201cIl Gazzettino\u201d nella <i>querelle<\/i> del restauro dei <i>nizioleti. <\/i>Di questa polemica mi ha colpito la virulenza, ma anche la partecipazione e la passione. L\u2019impressione \u00e8 che per i veneziani il legame con i propri luoghi sia molto profondo, che i nomi di calli e campi risuonino vibranti e non ammettano profanazioni. Che ne pensa?<\/p>\n<p><i>\u201cC\u2019\u00e8 chi fa una critica di ordine politico, perch\u00e9 sente offesa la lingua veneta che non c\u2019\u00e8; poi c\u2019\u00e8 chi invece ha manifestato un approccio affettivo alla questione. Mi permetta una citazione. I linguisti sono partiti da questo presupposto: \u201cI filologi sono i giardinieri, noi siamo i botanici! Per il giardiniere conta il fiore ed estirpa tutte le erbacce che interferiscono nella sua crescita, per il linguista \u00e8 importante anche la pi\u00f9 piccola infiorescenza. E naturalmente la polemica era contro una lingua trasmessa solo per iscritto. La polemica \u00e8 nata in chi vive il dialetto come una propriet\u00e0 personale ed era abituato ai <\/i>nizioleti<i> che facevano parte come un\u2019icona di quella Venezia. Come un\u2019esperienza rassicurante che ti deriva dal passare davanti a qualcosa di conosciuto, familiare a cui sei legato affettivamente. Agganciarsi alla filologia per correggere la tradizione ha generato dispetto. Il parlante non pu\u00f2 legarsi alla normativit\u00e0 della scrittura. Secondo me ancora una volta \u00e8 stato trascurato ci\u00f2 che i dialettologi dicono da decenni e cio\u00e8 che bisogna guardare a queste forme linguistiche come a una cultura orale.\u201d<\/i><\/p>\n<p>Oggi si discute molto sullo stato della lingua italiana, sul suo progressivo impoverimento, complice anche la comunicazione in rete, che prevede contrazioni e acronimi. Forse neppure il dialetto gode di ottima salute, cosa percepisce dal suo specifico osservatorio?<\/p>\n<p><i>\u201cIl dialetto vive se le generazioni che devono trasmetterlo decidono di farlo. Alcuni dicono che il dialetto \u00e8 stato salvato negli anni settanta proprio da chi sapeva bene l\u2019italiano. Perch\u00e9 la vergogna e il disagio di dover interloquire in un mondo nuovo con una variet\u00e0 di lingua che si sapeva disprezzata ha fatto s\u00ec che solo chi aveva acquisito una certa sicurezza linguistica potesse azzardarsi a parlarlo. Il dialetto \u00e8 ancora molto parlato in diverse zone, ma prendendo elementi e regole dell\u2019italiano. C\u2019\u00e8 un concetto molto importante che mi preme affermare ed \u00e8 quello dell\u2019eteronomia Non \u00e8 necessario che io mi senta autonomo perch\u00e9 uso una variet\u00e0 dialettale. Posso usare il dialetto e sentirlo come mia lingua e sentire come mia lingua anche l\u2019italiano. Quando due variet\u00e0 sono vissute come eteronome accetto che passino regole e forme dell\u2019una nell\u2019altra e viceversa.\u201d<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla questione del dialetto (anche in ambito letterario) pubblichiamo una riflessione del grande poeta veneto Andrea Zanzotto e una conversazione con Gianna Marcato, dialettologa, che verr\u00e0 pubblicata sul prossimo numero di \u201cTaglio Alto\u201d inserto culturale di \u201cMirano Magazine\u201d Il dialetto usato nel Fil\u00f2 \u00e8 press&#8217;a poco quello che si continua ancora a parlare nella valle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-839","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/839","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=839"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/839\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":844,"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/839\/revisions\/844"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=839"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=839"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.waltertobagi.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=839"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}