Pane e latte (cate-cate)

panelatte

 

 

 

 

Oggi ho accompagnato mia suocera in panificio. Ho fermato la macchina. Lei è scesa,  non senza fatica. Ha ottantasei anni, e si è avviata con passo incerto verso il negozio. Io ho atteso in macchina e poco dopo l’ho vista uscire con una borsa di plastica sottile che conteneva malamente un filone di pane  incartato in un sacchetto. Ha aperto lo sportello, le ho preso la borsa affinché salisse più agevolmente e le ho chiesto:

“Ma cosa ha comprato?”

“Il pane e il latte!” Mi ha risposto, come fosse la cosa più ovvia.

Un paio di ore prima ero stato al supermercato e avevo fatto una spesa con la quale avevo riempito il carrello. Sono rimasto folgorato dall’essenzialità di mia suocera. Pane e latte. Bisogni primari. Cibo per sopravvivere. Nelle furiose e indifferenziate spese del sabato mattina abbiamo smarrito il senso del procurarsi il cibo. Pane e latte. Uscire di casa per comperare pane e latte. La semplicità della vita, sentirsi in sintonia con la propria pancia, con l’Universo.

 Manìna bela,
Fata penèla,
dove sétu stata?
Dala nòna.
Cossa te ga dà?
Pan e late,
Cate, cate, cate!

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