Riflessioni di un libraio nell’era digitale

KE  READER   di Alessandro Girtanner

Odio l’e-reader. Sono fermamente convinto che l’e-reader sarà l’oggetto che determinerà il crollo del sistema economico mondiale. Esagero? Seguitemi. Innanzitutto l’e-reader è un oggetto orrendo, una cornicetta piatta e piccola. Provate a pensarlo senza il sistema operativo. Comprereste un oggetto così? Ma al di là della bruttura, è socialmente pericoloso. Continuiamo a immaginare. Tutti comprano e-book, quindi fine delle librerie, migliaia di librai disoccupati. A casa non avrete più libri di carta, tutta la vostra biblioteca personale sarà in quell’oggetto nero. Che ve ne fate della libreria vuota? Dunque non comprerete più librerie, e l’Ikea fallirà. Eh già, perché è noto che l’Ikea basa il 95% del suo fatturato sulle Billy, il resto del fatturato sono le polpette svedesi. Dunque l’Ikea fallisce, nel mondo ci saranno centinaia di migliaia di disoccupati, che non compreranno più niente, nemmeno quello che voi (fruitori di e-book) vendete. Crisi totale, fine del sistema. Contraddittorio: gli e-book costano poco! Già, ma fermiamoci a riflettere. Costano tantissimo in relazione ai libri di carta. Un e-book è un file, il costo è quello di un dattilografo per un paio d’ore di lavoro; il file, rivenduto migliaia di volte, è senza costi, ma voi lo pagate un’infinità rispetto al suo valore. Il libro invece ha un costo reale, tangibile, dato dalla carta, la stampa, le foto, la distribuzione, la vendita. Il libro è unico, è vostro, il file no! Se scaricate file musicali da iTunes, non comprate il file, ma solo il diritto di ascolto. Non è vostro! Non lo potete regalare, né prestare. Voi direte: l’elettronica, il digitale, ci hanno semplificato la vita! Siamo sicuri che invece non ci abbiano “banalizzato” i piaceri della vita? Mi spiego. Ascolto un brano che mi piace. Lo voglio acquistare (acquistare i diritti di ascolto). Uso Shazam per sapere cos’è, vado su iTunes, digito il nome dell’autore, pago, scarico nel mio iPod. Perfetto. Ora ho un nuovo file musicale tra i centomila che ho scaricato. Poi, forse, lo ascolterò. Pensiamo a quando la musica era analogica. Mi piaceva un brano. Prendevo il tram e andavo nel mio negozio di dischi preferito, e intanto mi godevo il viaggio. Arrivato al negozio mi perdevo a “sfogliare” i dischi negli espositori, facevo quattro chiacchere con altri clienti, oppure mi innamoravo della ragazza alla cassa. Pagavo un oggetto reale, che tra l’altro era anche un bell’oggetto, grande, colorato, con i testi delle canzoni e le foto degli artisti. A casa mettevo il vinile sul giradischi, mi accomodavo sul divano e mi godevo un’ora di musica, e invitavo gli amici ad ascoltarlo. Adesso trovatemi voi un negozio di dischi. Anche la questione del costo, il basso costo, l’economicità è falsa e ridicola. Dobbiamo imparare a pagare le cose per ciò che valgono, solo così le cose “avranno un valore reale”. Se non possiamo permettercele, ne compreremo meno, faremo musina, sennò saremo complici dello sfruttamento delle persone. Sapete perché pagate cosi poco i vostri e-book? Perché Amazon sfrutta la disperazione della gente. In Germania Amazon è sotto accusa per aver istituito dei veri e propri lager, sfruttando disperati spagnoli, italiani e dell’Europa dell’est, pagandoli pochissimo, senza diritti sindacali, facendoli vivere in baracche fatiscenti, guardati a vista da vigilantes reclutati tra i neonazisti. Bello vero? Così potete comprare i vostri e-book, la vostra musica, a prezzi stracciati. Una buona notizia. In Inghilterra il mercato dei vinili sta ripartendo.

2 pensieri su “Riflessioni di un libraio nell’era digitale

  1. Emanuele

    L’articolo propone parecchi spunti di discussione interessanti, in buona parte condivisibili, e per non annoiare mi pare giusto commentare quelli che invece non mi trovano d’accordo.
    Si è molto parlato sulla de-materializzazione dei supporti. Non sono in grado di paragonare l’impatto ambientale della fabbricazione degli e-reader, ma osservo che quantomeno il minore utilizzo di carta potrebbe avere, sul piano teorico, un effetto positivo sull’utilizzo della materia prima della carta, il legno.
    Parimenti, la dematerializzazione della musica che ormai viaggia spesso su file porta ad un minor impatto ambientale, dovendosi confezionare molti meno CD, col loro ingombro di plastica, carta, cellophane. Il fatto di vendere non tanto un file, quanto un diritto di ascolto ( e non poter quindi cedere questo diritto ad altri) è una misura che dovrebbe difendere proprio il diritto dell’autore ad essere pagato per la propria opera, diritto indifendibile se di quel file musicale possiamo fare tutte le copie che vogliamo e inviarlo con un clic a centinaia di nostri amici.
    Del resto la difesa del diritto dell’autore ad essere pagato si era indebolita già da parecchi anni, ben prima della smaterializzazione dei supporti, e cioè da quando è stato possibile creare infinite duplicazioni di dischi attraverso l’utilizzo delle vecchie cassette vergini. A ben vedere, oggi, il supporto materiale (penso a CD e DVD) non è mai costato così poco.
    Infine, sarà anche vero che Amazon sfrutta i propri lavoratori. E’ una situazione tipica, rivoltante, delle tante forme del capitalismo, attuale e non solo, che con la digitalizzazione dei prodotti d’autore non ha nulla a che vedere. A meno che non si pensi che nei laboratori tessili delle Filippine o nelle fabbriche di calzature in indonesia che lavorano per i grandi brand si stia passando alla de-materializzazione anche delle scarpe….

    1. Paolo Gallina Autore articolo

      Le tue, Emanuele, sono tutte considerazioni molto condivisibili. La de-materializzazione del prodotto d’autore (letteratura, musica) ha certamente determinato un minore impatto ambientale, anche se non abbiamo ancora certezze circa la nocività o meno delle reti wi-fi che ci circondano. La società dei consumi, così come l’era digitale producono sempre nuovi problemi a cui spesso non sappiamo dare risposta, o meglio non sappiamo dire con certezza cosa è bene e cosa è male. Sulla tutela dei diritti d’autore senza dubbio con l’acquisto del solo diritto d’ascolto e con i filtri negli e-book si sono fatti importanti passi avanti. Sì, è vero che lo sfruttamento minorile in Asia non riguarda solo gli e-book, ma settori ben più importanti dove in gioco non c’è solo lo sfruttamento, ma anche la salute dei minori (penso all’uso di colle, solventi e vernici). E tutto ciò per soddisfare noi occidentali che possiamo acquistare quei prodotti a prezzi bassissimi.

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